Il lavoro che stiamo per intraprendere non è dei più agevoli:
dimostrare, dalla lettura degli antichi testi ebraici, che forme di
vita extraterrestre presero contatto con i nostri antenati nella notte
dei tempi. La difficoltà non starà nelle prove da vagliare e presentare
al lettore, perché esse esistono e sono disponibili già da molto tempo;
quanto nel modo con cui esse verranno presentate.
Chi scrive è, oltreché ufologo da molti anni, docente abilitato
all'insegnamento della religione, e dunque si rende conto che la chiave
di lettura che andiamo a proporre in questo libro potrebbe offendere la
sensibilità religiosa di qualcuno. Non è nostro intento, in quanto in
quest'opera non affrontiamo l'importanza o la validità spirituale dei
messaggi religiosi, ma solo l'aspetto storico, cronachistico, di una
serie di eventi descritti negli antichi testi rabbinici e
veterotestamentari, alla luce di una nuova chiave di lettura; altri
autori hanno già presentato un analogo approccio alla questione, sin
dagli anni Cinquanta (attualmente i due più celebri sono il saggista
svizzero Erich Von Daeniken e l'orientalista ebreo Zecharia Sitchin);
ma riteniamo che, con questo libro, questa sia la prima volta che siano
sviscerati ed analizzati nella loro interezza i "jewish UFO files"
(come li abbiamo ribattezzati), ovvero i documenti ebraici antichi che
riferiscono di visite extraterrestri nel passato; visite che la
mitologia o la religione hanno ammantato di significati mistici.
E però non dobbiamo dimenticare che, con questo approccio, stiamo
lavorando nel campo delle ipotesi di studio e non, è il caso di dirlo,
delle "verità" di fede.
Gli scettici e gli atei obietteranno che gli antichi testi sacri non
hanno valore storico, che le figure che essi presentano sono
immaginarie, che l'esistenza reale dei personaggi biblici non è mai
stata dimostrata e che sia ascrivibile, a tutti gli effetti, ad un mito.
Nel dimostrare che così non è, abbiamo deciso di procedere in due
direzioni: da una parte ci siamo appoggiati a tutte quelle conferme
scientifiche (principalmente geologiche, archeologiche e filologiche)
che ci dimostrano che una fetta cospicua degli eventi descritti
nell'Antico Testamento trovano una rispondenza reale in ciò che afferma
anche la scienza; dall'altra, per verificare la genuinità dei racconti,
abbiamo messo a confronto "leggende" e tradizioni religiose di tutto il
pianeta, in cerca di punti di contatto e di comuni tradizioni. Il
motivo di questa seconda indagine era già stato spiegato anni fa da
Erich Von Oaeniken: "Mi si può chiedere cosa c'entrino gli antichi
testi sumeri, la Bibbia e il 'Popol Vuh' guatemalteco. Secondo me i
passi citati dimostrano che i racconti relativi a quei tempi
antichissimi hanno un'origine unica per tutti i popoli della Terra. E
la ragione è evidente: questi racconti sono antichi come l'homo sapiens
e derivano dagli 'iniziatori' della nostra specie."
Condividiamo, come molti altri, la tesi che la Terra sia stata visitata
nel passato da astronauti extraterrestri; e riteniamo che il fenomeno
UFO, già riconosciuto da alcuni governi del pianeta come oggettivo -
quale che, ne sia la reale natura - sia l'unica spiegazione valida e
credibile per giustificare queste antiche presenze, nelle quali la
fantasia degli uomini ha visto la discesa degli angeli o degli dèi.
Già l'astrofisico americano Carl Sagan, molti anni addietro e prima di
diventare uno "scettico d'ufficio" sugli UFO per motivi di
opportunismo, si era sbilanciato nell'affermare che gli antichi sumeri
dovevano avere avuto contatti con gli extraterrestri: in troppi sigilli
erano raffigurate le stelle ed i pianeti con una disposizione nota
soltanto a chi provenisse dallo spazio esterno. E l'assirologo
americano Fred Talmimi, presidente dell'Assyrology Research Foundation,
che per quarant'anni aveva lavorato ad una nuova traslitterazione della
scrittura cuneiforme assira (che la scienza ufficiale avrebbe
distorto), così aveva condiviso la teoria dell'antica discesa degli
extraterrestri sul nostro pianeta: "Il significato della parola 'dio',
di origine assira, andrebbe tradotto letteralmente con 'in testa sopra
le fiamme'"; ovvero con un'immagine che, nei più tardi scritti ebraici
ed etiopi, indicherà le strane "macchine volanti" del Signore, gli UFO.
Talmimi, con trent'anni di anticipo sulle teorie di Sitchin (acceso
sostenitore di una ciclica quanto antica presenza aliena sul pianeta),
aveva ritradotto i sigilli e le tavolette assire, identificando almeno
otto categorie di esseri la cui natura oggi ci induce molto a
riflettere e che non possono essere interpretati se non come razze
extraterrestri: i "raman" o supremi, i "saman" o "samay" o celesti; i
"khalab" o piloti; i "sapaq" o astronauti; i "sapaqr" o viaggiatori; i
"gabar" o giganti; gli "aray" o "uomini legati alla Terra"; i "ray" o i
Veglianti.
Questi ultimi, in particolare, sono principalmente collegati ad una ben
nota tipologia aliena assai in voga nei paesi occidentali a partire
dalla seconda metà degli anni Ottanta: i Grigi. Così definiti per il
colore della pelle, bassi (un metro e sessanta circa), macrocefali,
completamente glabri e con il mento appuntito, caratterizzati da due
enormi occhi coperti da lenti totalmente nere, i Grigi si
comporterebbero come dei robot, privi di emozioni; svolgerebbero, per
conto di esseri dall'aspetto rettiliforme secondo alcune versioni,
umanoide secondo altre, il compito di scienziati sperimentatori
extraterrestri: rapirebbero esseri umani e, portandoli a bordo di
dischi volanti, effettuerebbero prelievi di sperma e ovuli che poi
manipolerebbero con materiale alieno da reinserire nelle cavie umane,
con lo scopo di creare un ibrido umano-alieno, forse da installare
sulla Terra; mutilerebbero animali utilizzando una sorta di laser
cauterizzante (i primi casi documentati risalgono al 1897, assai prima
della nascita ufficiale del fenomeno UFO, datato 1947) forse alla
ricerca di sostanze chimiche; inserirebbero nel corpo dei rapiti
"impianti" organici (ne sono stati sinora recuperati e studiati oltre
una dozzina, due anche in Italia) che servono come neurotrasmettitori,
che permettono da una parte di individuare in qualsiasi istante la
cavia umana (del resto, anche la nostra tecnologia ora ci permette
analoghe procedure; esiste addirittura una ditta, la Lotek,
specializzata nella costruzione di braccialetti per il rilevamento con
i satelliti) e dall'altra raccolgono, nel corso degli anni, le nostre
secrezioni endocrine, per monitorare così le fasi del nostro sviluppo
biologico.
Ci sfuggono i motivi di questi esperimenti, dei quali si dice i governi
delle nazioni leader del pianeta sarebbero a conoscenza ma tacerebbero;
i Grigi, che in alcune occasioni hanno comunicato telepaticamente ai
rapiti di chiamarsi i Veglianti (stessa denominazione presente nei
testi ebraici per gli "angeli caduti"), sembrerebbero interessati non
al nostro corpo ma alla nostra anima, alle nostre sensazioni ed alle
pulsioni che ci differenziano dagli animali e che ci hanno fatto salire
la scala evolutiva. Ad essi, secondo testimonianze assolutamente degne
di fede e rese sotto ipnosi o con utilizzo di siero della verità, si
opporrebbero altre razze aliene di passaggio sulla Terra: i Nordici,
perfettamente umani, alti e biondi, per alcuni "veri creatori della
razza umana"; i Rigeliani (così detti perché convenzionalmente
provenienti da un mondo ruotante attorno al stella Rigel; ma si tratta
di una mera speculazione), simili ai Grigi ma con il volto di tipo
umano, gli occhi di taglio terrestre e sei dita alle mani e sei ai
piedi. Costoro interverrebbero non tanto contro i Grigi, apertamente,
ma a supporto dell'uomo, per mettere fine ai rapimenti UFO...
È probabile che questi racconti, che se non fossero più che provati
parrebbero fantascienza o follia pura, nei secoli passati abbiano dato
origine al mito degli angeli e dei diavoli che si disputavano il
possesso dell'anima umana. In realtà questi Grigi parrebbero una razza
degenerata, decaduta, priva di emozioni, che cerca di carpire in
maniera erronea i segreti della nostra "anima" (ovvero del nostro
"spirito vitale") studiando la chimica del nostro corpo. Queste
"intrusioni" sono adesso vagliate attentamente e seriamente persino da
membri rilevanti dell'establishment scientifico e culturale
internazionale, come lo psichiatra americano John Mack, premio
Pulitzer; il ricercatore texano Derrel Sims; lo storico David Jacobs
della Tempie University, tutti assolutamente convinti della realtà di
queste manipolazioni aliene; in passato, ritengo, esse hanno generato
molti miti sugli dèi. Ma, come ha già anticipato Von Daeniken, "i testi
antichi sono unanimi: gli dèi erano corporei".
Né si potrebbero spiegare, se non con una rivelazione extraterrestre,
le molte conoscenze anacronistiche citate in diversi testi antichi,
come nel "Libro di Enoch", che spiega in quale modo gli "angeli"
misurassero le stelle, utilizzando l'effetto Doppler, o nella stessa
Bibbia, il cui contenuto storico ed archeologico è stato già dimostrato
autentico da studiosi come Charles Marston e Werner Keller e che
addirittura, secondo l'abate Moreaux, conterrebbe riferimenti espliciti
ai dinosauri ("i giganteschi rettili"), alla densa atmosfera che un
tempo circondava il pianeta prima della nascita della vita ("lo, Dio,
posi le nubi per suo vestimento e folte nebbie per sue fasce", Giobbe
38,9), alla teoria del Big Bang (la ricostruzione dell'origine del
sistema solare secondo la Genesi sarebbe scientificamente corretta, con
la separazione di terre e acque e la '"creazione" progressiva delle
specie viventi, secondo l'esatto ordine proposto dalla teoria
evolutiva, pur se descritta "con il linguaggio di un uomo vissuto 3300
anni fa, che offre però un quadro esatto delle grandi tappe dello
sviluppo della fauna durante l'evoluzione del nostro pianeta. Tranne
l'opera del primo giorno, tutto è riferito al nostro pianeta").
Posta la validità della documentazione studiata, la nostra ricerca
d'altra parte non poteva basarsi esclusivamente sui libri
veterotestamentari; è noto che esistano ben ottantamila traduzioni
differenti della Bibbia (il "Codex Vaticanus" scoperto nel 1844 nel
monastero di S.Caterina sul Sinai contiene non meno di sedicimila
correzioni, dovute ad almeno sette correttori) e che persino papa
Giovanni XXlll° abbia sottolineato l'enorme confusione nata da tutte
queste manipolazioni. Già il teologo inglese Venerabile Beda (672-735),
attesta Abelardo, sapeva che il biblico Esdra aveva interpolato e
censurato le Scritture. Nel tentativo di risalire ai testi "originali"
(e non esiste un originale della Bibbia; di nessuno dei 45 libri
dell'Antico Testamento e dei 27 del Nuovo si possiede il manoscritto
originale), abbiamo preso dunque in considerazione una gamma sterminata
di testi ebraici delle origini, le successive traduzioni e
manipolazioni, sino alle versioni medievali; abbiamo confrontato questi
scritti in modo da salire, incrociando i racconti ripetuti in libri
diversi, agli episodi originali; abbiamo avuto molte sorprese.
La prima constatazione, ma non era per noi una novità, è stata che
molti episodi biblici erano stati ricavati da precedenti racconti
mesopotamici: sumeri o babilonesi; questi ultimi erano assai più estesi
e dettagliati ma siccome presentavano il coinvolgimento di più dèi,
vennero censurati o manipolati dai pii cronisti rabbini, seguaci del
monoteismo. Questi dèi, per chi scrive, erano in realtà visitatori
extraterrestri.
Altri studiosi la vedono diversamente: la scoperta di tradizioni
identiche ma antecedenti la teologia israelita dimostra
l'"ebreizzazione" di antichi miti. "Tutte le leggende mesopotamiche
circolavano anche nella terra di Canaan prima dell'invasione ebraica",
afferma nella sua indagine critica lo studioso E. Lipinsky; sulla
stessa linea sono anche Robert Graves e Raphael Patai, protestante il
primo, ebreo il secondo, che hanno dichiarato: "Molti miti soppressi
ebbero la possibilità di riemergere nei contesti ortodossi del
'Midrash' post-biblico". Essi ritengono che i resoconti biblici siano
solo il frutto della mescolanza di miti antichi, pre e post ebraici
(questo ultimi recuperati dai tardi compilatori rabbinici, fatti propri
e sapientemente retrodatati come autoctoni). A prova di ciò i due, fra
i moltissimi episodi, citano: Eva come derivazione della dea ittita
Heba divenuta poi Ebe sposa di Eracle presso i greci); Samael (Satana)
come dio patrono di Samal, un piccolo regno hittita-aramaico, o come
Shemal, il dio siriano; la tentazione del serpente nel paradiso
terrestre ricavata dal giardino delle Esperidi greco, i cui meli
portavano frutti d'oro sorvegliati dal serpente Ladon; il diluvio
universale desunto dall'"Epopea di Gilgamesh" sumera; l'inseguimento
degli ebrei da parte del faraone come copia del mito greco del re
Pelope nel fiume Alfeo; la lotta di Shamgar figlio di Anath contro i
filistei per la liberazione di Israele (Giudici 3,31) come derivazione
del mito ugarico della dea della battaglia Anath.
Persino l'abate Moreaux ha dovuto ammettere quanto una parte della
creazione, secondo la Genesi, assomigli in maniera sospetta ai miti
caldei descritti nelle tavolette di argilla scoperte da M. G. Smith a
Ninive nel 1875 ("sulla tavoletta relativa alla creazione dell'uomo
Smith ha decifrato il nome di Admi o Adami, forma assira dell'ebraico
Adamo").
Ma non possiamo liquidare i racconti biblici come miti, o "soltanto"
come miti. La rilevanza storica, reale, di molte figure
veterotestamentarie è stata documentata in iscrizioni assirobabilonesi
degli inizi del II° millennio a.C., rinvenute nei dintorni di Hatran;
citavano i nomi di Abramo (Abaamrama), Isacco (Yishaq-EI), Giacobbe
(Ya'qob-EI). Il nome di re David è stato poi ritrovato su una stele a
Tel Dan, sulle rive del Giordano; l'incisione in aramaico, "Re di
Israele" e "Casa di Davide" è stata datata dall'archeologo Avraham
Biran come vecchia di 2800 anni, risalente dunque ai tempi in cui la
casa di David era regnante. Nel 1990 è stata ritrovata una riproduzione
del vitello d'oro di Mosè e nel 2000 è stato scoperto nello Yemen il
tempio della Regina di Saba Balqis, a Mahram Bilquis, citata nella
Bibbia a proposito di re Salomone. I resti mortali del sacerdote Caifa,
il principale accusatore di Cristo, e le mura di Yarmut, capitale della
biblica Canaan, vennero ritrovati nel 1992. Sempre in quegli anni
alcuni archeologi avrebbero identificato l'Eden, dalla descrizione
fattane, in una zona dell'attuale Bahrein (secondo David Rohl, esso era
vicino Tabriz, in Iran). Nel 1996 l'archeologo Emmanuel Anati ha
rinvenuto su un'incisione rupestre del 2600 a.C. a Siheil sul Nilo
riferimenti a Giuseppe (il patriarca venduto dai fratelli), figlio di
Giacobbe e Rachele. Altri nomi citati nelle Sacre Scritture provengono
da località haranite: Nacor, nonno di Abramo, è il nome della città di
Till Nihiri nel distretto di Haran (ove nacque la moglie di Isacco);
Serug, bisnonno di Abramo, è il nome della città di Sarugi, fra Haran e
l'Eufrate; Terach, padre di Abramo, è il nome di Till sa-Turahi, nella
valle del Balih; Haran, padre di Lot, ha il nome della stessa città in
cui si compie la famosa sosta di Abramo fra Ur e Canaan.
Tutto ciò lascia supporre che nelle traduzioni si fece un po' di
confusione tra eventi reali, soprannomi, toponimi e simbolismi; ma
dimostra altresì che l'Antico Testamento non va letto come un romanzo.
Non solo, il fatto di trovare le stesse, identiche descrizioni in paesi
letteralmente agli antipodi, come il Guatemala, l'Amazzonia,
l'Australia, prima dell'arrivo (culturalmente contaminante) degli
europei, prova al di là di ogni dubbio l'aderenza storica di questi
eventi, che, presumo, altro non siano che cronache deformate dei primi
contatti con gli alieni.
Ad esempio, nella Bibbia guatemalteca "Popol Vuh" il serpente tentatore
è in realtà un "volto di teschio" nascosto tra i rami dell'albero della
vita. Costui feconda la Eva guatemalteca con un procedimento descritto
allegoricamente come segue: "sputandole su una mano". La tradizione del
teschio nell'albero al posto del serpente è estranea al cristianesimo,
e ciò gioca a favore della purezza del racconto; pure, con grande
stupore, ho trovato una analoga descrizione in un raro messale datato
1481 e di proprietà dell'allora arcivescovo di Salisburgo; esso
contiene una miniatura di Berthold Furtmeyer che raffigura l'albero
della vita con un crocefisso appeso tra i rami e, nascosto tra essi, un
teschio. La miniatura ed il "Popol Vuh" sono entrambi anteriori alla
scoperta dell'America; ma entrambi narrano la stessa storia. Non è
legittimamente possibile che le due tradizioni siano venute a contatto,
l'una influenzando l'altra; come è possibile spiegare, allora, la
presenza di racconti analoghi ai due capi del mondo, se non ammettendo
una storia comune dell'umanità?
Già, ma perché una rilettura della storia in chiave ufologica, si dirà?
Rivisitare le gesta epiche degli antichi "dèi" e degli "angeli caduti"
identificandoli (viste certe loro peculiarità) in extraterrestri non
rappresenta certo una novità. Gli antichi ebrei chiamavano Melek, re, i
mitici sovrani divini che un tempo amministravano e proteggevano le
singole città del Medioriente, e Maleak, angeli, i custodi delle
singole tribù. Scrive l'ufologo Roberto Pinotti: "Da un punto di vista
etimologico ciò conferma, appunto, che gli ebrei ritenevano che gli
angeli caduti fossero effettivamente stati i primi re delle popolazioni
mesopotamiche". Gli "angeli", cioè, erano in carne ed ossa, come gli
alieni.
Malbim, un illustre commentatore biblico ebreo del XIX° secolo,
affermava che "anticamente i sovrani dei Paesi erano i figli delle
divinità che arrivarono sulla Terra dal Cielo, ed essi governarono la
Terra e sposarono le figlie dell'uomo; e tra i loro discendenti si
trovarono eroi e uomini potenti, principi e sovrani". Tali storie,
diceva Malbim, riguardavano gli dèi pagani, "figli delle divinità che
in tempi antichissimi caddero dal Cielo sulla Terra, ed è per questo
che si chiamavano Nephilim, cioè 'coloro che caddero giù'".
La Chiesa stessa, fino al VI° secolo, non accettò gli angeli come
caratterizzati da natura spirituale; inizialmente essi erano
considerati esseri corporei, dunque umani come noi, pur se con poteri
sovrumani (ed ancora negli anni Sessanta vi fu chi, come il reverendo
canadese H. Wipprecht di Cobalt, affermò che "le descrizioni di angeli
nella Bibbia si riferivano ad esseri intelligenti di altri pianeti"; un
altro ministro di culto, americano, sosteneva di avere identificato
nelle Sacre Scritture non meno di 350 riferimenti ufologici; in tempi
più recenti un archeologo iraniano, Yussef Ahmed, è arrivato a
dichiarare pubblicamente che l'arca di Noè fosse un UFO). Alcuni di
questi esseri portavano conoscenze, e vennero chiamati Apkallu dai
sumeri, Oannes dai fenici, Osannes o 'Ofannim dagli ebrei, Laurakes dai
boliviani, Wandjina dagli australiani, Schwerta dagli indios
dell'Amazzonia, Nommo dai Dogon del Mali; ma si trattava sempre delle
medesime creature.
Altri portarono morte e distruzione, e la fantasia li chiamò Nephilim, diavoli, angeli caduti, luciferi.
I testi ebraici abbondano poi di descrizioni di "carri volanti" e di
episodi di contatti con i "Celesti", con modalità in tutto e per tutto
simili a quelle dei moderni racconti sugli incontri ravvicinati UFO.
Nel Capitolo II° del "Secondo Libro dei Re" Elia accompagna Eliseo nel
deserto, ove compare un "pesce luminoso" (un "turbine", nelle versioni
ritoccate) che sputa fiamme dalla coda e lo rapisce per sempre; quanto
al profeta Daniele, che come Ezechiele dichiara di avere visto "ruote
infuocate" scendere dal cielo, egli si imbatte in un essere che
discendeva da un "trono" celeste ed i cui capelli erano "come la lana
pura" (i rapiti dai Grigi parlano di esseri dai capelli bianchi "come
le bambole", ma dalle fattezze umane, frutto di incroci tra noi e
loro). Nell'episodio biblico sopracitato, solo Daniele ebbe la
"visione", in quanto tutti coloro i quali erano con lui, presi dal
panico, fuggirono. È dopo l'incontro, il profeta cadde in una sorta di
trance ipnotica (i rapiti parlano di una paralisi cosciente) e, dopo
questo fatto, iniziò a profetizzare e tutto ciò che previde si
realizzò. "lo ascoltai le sue parole e, una volta uditele, sprofondai
in un sonno pesante, con il viso rivolto verso terra" (Dan. 10,5-9). È
forse casuale che anche molti dei moderni rapiti, dopo l'incontro,
sviluppino facoltà extrasensoriali, come Daniele?
E quanto ai "diavoli", la mitologia ebraica afferma: "Agrath, moglie
del demone Makhlath, è alla testa di spiriti e demoni su di un 'carro'.
Il suo potere si esplica maggiormente nei giorni di mercoledì e sabato
perché in essi Agrath viaggia nei cieli scortata da miriadi di spiriti
malvagi."
L'identificazione dei dischi volanti nei "carri di Satana" fece sì, in
pieno Medioevo, che i molti occasionali UFOtestimoni preferissero
tacere delle "visioni" per evitare di finire nelle maglie della
giustizia clericale; quest'atteggiamento non è affatto scomparso; in
alcuni paesi islamici, nei circoli fondamentalisti cattolici e
protestanti, presso i battisti ed i testimoni di Geova è tuttora
diffusa la credenza che gli UFO siano i carri del demonio. Per questo
motivo molto spesso, tra i fedeli, chi li vede si guarda bene dal
parlarne. Riteniamo invece che sia ora di abbattere questo muro di
omertà, e di parlarne ampiamente e dettagliatamente. I tempi sono
maturi...